Tra i requisiti, che una società deve possedere per l'iscrizione nella apposita sezione speciale del Registro Imprese dedicata alle startup innovative, l’art. 25 del D.l. n. 179/2012 indica "il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall'ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio, non superiore a 5 milioni di euro" a partire dal secondo anno di attività.

L'operazione di aumento di capitale si definisce reale in caso di incremento del patrimonio sociale oppure nominale qualora siano destinate a capitale poste di patrimonio netto senza incremento del patrimonio sociale.

In caso di aumento di capitale reale vale la regola generale della inscindibilità. Per le società a responsabilità limitata il terzo comma dell'articolo 2481 bis cod. civ. prevede, infatti, che, qualora l'aumento non sia integralmente sottoscritto, la delibera non vincola la società ed i sottoscrittori, i quali avranno diritto alla restituzione di quanto versato. È, dunque, necessaria una espressa previsione (clausola di scindibilità) nella delibera per consentire che, in caso di aumento non integralmente sottoscritto, il capitale sia aumentato di un importo pari alle sottoscrizioni raccolte.

Nelle raccolte di equity crowdfunding, ora consentite non solo alle startup innovative, ma anche a tutte le PMI, il regolamento Consob prevede che, in caso di mancato perfezionamento della campagna attivata sul portale (ovvero non è stato conseguito l'importo prefissato o una quota di esso, pari almeno pari al 5%, non è stata sottoscritta da investitori professionali), le somme versate debbano essere restituite agli investitori. 

Per tale ragione nell'equity crowdfunding la raccolta avviene in linea generale con un aumento di capitale inscindibile per l'importo della campagna. Tuttavia, nella prassi, si sta consolidando l'uso della clausola di scindibilità. In questo modo la società emittente potrà definire una soglia minima al di sotto della quale la raccolta di capitale sarà inefficace (cd. aumento di capitale inscindibile) e una soglia massima di raccolta, il cui raggiungimento o meno non incide sulla validità delle sottoscrizioni parziali effettuate.

Avv. Marco De Paolis

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Alle startup ed alle PMI innovative nonché agli incubatori certificati è consentito, mediante specifici piani di incentivazione, remunerare i propri dipendenti, collaboratori e componenti dell'organo amministrativo con strumenti di partecipazione al capitale sociale (ad esempio, le stock option).

Nei piani di incentivazione si prevede che i beneficiari potranno ottenere la disponibilità degli strumenti finanziari in determinati intervalli di tempo. Ad esempio, la società potrà optare tra un “cliff vesting plan”, attraverso il quale i beneficiari potranno disporre interamente degli strumenti finanziari a decorrere da una determinata data, o un “performance vesting plan”, nel quale si potrà usufruire degli strumenti finanziari solo in caso di raggiungimento degli obiettivi individuali o aziendali dalla stessa stabiliti. 

Nel caso in cui venga meno il rapporto di lavoro o di collaborazione del beneficiario con la società, cosa succede ai titoli assegnati con il piano di incentivazione?

Occorre, in tal caso, distinguere tra ipotesi di cd. good leaver e di bad leaver.

Nel primo caso (ad esempio, il licenziamento per motivi di natura oggettiva, la risoluzione consensuale, le dimissioni per giusta causa, il pensionamento, la revoca della carica di amministratore in assenza di giusta causa), il beneficiario potrà esercitare le opzioni in corso di maturazione in una misura ridotta pro rata temporis e in relazione alla data di cessazione del rapporto.

Nel secondo caso, invece, (ad esempio, il licenziamento per giusta causa o per motivi disciplinari, le dimissioni volontarie, la revoca dalla carica di amministratore per giusta causa) il beneficiario decadrà da ogni diritto, con la conseguenza che diventeranno inefficaci le opzioni assegnate in corso di maturazione nonché le opzioni maturate e non ancora esercitate.

Avv. Marco De Paolis

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Una startup, che ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, si considera innovativa e, quindi, può essere iscritta nell'apposita sezione speciale del Registro delle Imprese, se possiede almeno 1 dei seguenti requisiti:

  1. spese in ricerca e sviluppo maggiori o uguali al 15 per cento del maggiore valore tra costo e valore totale della produzione;

Con la Circolare del Ministero dello Sviluppo Economico 14 febbraio 2017 n. 3696/c sono state date agli uffici del Registro delle Imprese nuove istruzioni in materia di controlli per l'iscrizione e la successiva permanenza nelle sezioni speciali previste per le startup e per le PMI innovative. 

Per le startup innovative nella Circolare si legge quanto segue:

  1. la startup deve essere una "società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione": questa verifica è compiuta dagli uffici che possono rilevare il tipo societario mediante accesso al Registro delle Imprese. Per quanto riguarda l'assenza della quotazione, potrà essere verificata tramite la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB);
  2. la startup può anche essere una società con sede in un Paese dell'Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo purché abbia una sede produttiva o filiale in Italia, parametro che deve essere accertato secondo quanto stabilito nelle direttive 89/666/CE e 2002/17/UE;
  3. la startup non deve essere costituita da più di sessanta mesi, termine da calcolare a decorrere dalla data di costituzione della società e non dall’inizio dell’attività o dall’iscrizione al Registro delle Imprese;
  4. con riferimento al requisito n. 2) (percentuale di dipendenti “qualificati”) si chiarisce ulteriormente che l’impiego del personale qualificato può avvenire sia in forma di lavoro dipendente che a titolo di parasubordinazione o, comunque, "a qualunque titolo" (es. il socio amministratore) e che devono essere descritti i titoli accademici più elevati conseguiti dai membri del team;
  5. con riferimento al requisito n. 3) (proprietà industriale ed intellettuale) si precisa che gli uffici devono verificarne la sussistenza tramite accesso alla banca dati dell’Ufficio italiano brevetti e marchi e allo speciale registro tenuto dalla Società italiana autori ed editori (SIAE) per i programmi software originali e mediante il controllo del legame diretto tra la privativa o il software originale e l'oggetto sociale e l'attività di impresa.

Per le PMI innovative, invece, la Circolare stabilisce che, al fine di individuare il tipo societario, occorre attenersi alle previsioni contenute nella raccomandazione comunitaria 2003/361/CE, che definisce la PMI. Sull’adempimento del bilancio certificato, si prevede che gli uffici dovranno verificare che la certificazione sia stata resa secondo quanto prevede il decreto legislativo n. 39 del 2010 (cd. “revisione legale”).

Il Ministero ha così fornito uno strumento informativo per ridurre le incertezze per le imprese e rendere più chiara e di facile applicazione la disciplina su startup e PMI innovative.

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